Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.

Panoramiche della Nuova Darsena interna di Cattolica






Waterfront. In Romagna si legge “lungofiume”.
Ampliando il concetto di “waterfront” possiamo inserire Cattolica tra le città italiane che hanno portato avanti in questi anni la riqualificazione del “fronte mare”. Una linea marcata, skyline, segnante il confine tra la “terra ferma” e l’acqua delle cittadine che “curiose” si affacciano oltre l’orizzonte marino. A Cattolica si è ruotato questo sguardo verso un’altra linea di demarcazione, quella geografica che la separa da Gabicce, rappresentata dal Torrente Tavollo sfociante nell’Adriatico.
E’ lungo questo margine che si è sviluppato un vasto progetto di riqualificazione urabana, ingegneristica ed architettonica che si dirama dalla foce verso monte. Un intervento complesso che inizia nel 1992 con un Piano Particolareggiato dell’area Portuale, di elaborazione comunale, e trae spunti concreti nel Progetto “Il Tavollo un fiume ed una città”, elemento del più ampio PRUSST, “Le città della costa”, classificato nei primi dieci a livello Nazionale. Un lungo lavoro che ha potuto trovare una sua reale attuazione grazie all’impegno e alla forza di un uomo di grande personalità e qualità umane, Gianfranco Micucci. Sindaco dal 1992 al 2004 ha portato la “sua” Cattolica nell’elenco delle città più “in” di tutto l’Adriatico, ponendosi l’obiettivo, poi raggiunto, di valorizzare, integrare ed aumentare le potenziali risorse che caratterizzano un “luogo di frontiera”.
La revisione urbanistica e gran parte della progettazione è sviluppata e coordinata da STE srl, Società di Ingegneria di Genova, firmata dal Direttore tecnico Ing.
Alberto Cella . Lo studio pone attenzione su quella zona che da sempre ha rappresentato il cuore produttivo della cittadina, ma che aveva necessità d’essere ulteriormente valorizzata ed ampliata. Come la storia tramanda, Cattolica prosegue il suo ruolo di “mansio” ( luogo di sosta) lungo
la Flaminia e nei cabotaggi marittimi con approdo sul Tavollo. L’intervento potenzia alcune attività produttive proprie della città (dalla pesca alla cantieristica navale) e sviluppa la vocazione turistica abbinando residenza, portualità e soprattutto la costruzione di nuovi spazi pubblici, permettendo così la riappropriazione, da parte degli abitanti, di una zona ormai fatiscente ed in parte abbandonata.
Optando per una progettazione puntuale ma nell’insieme continua e lineare, i disegni finali hanno portato alla realizzazione di vari interventi che si sviluppano lungo il Torrente Tavollo. Il cuore si trova nella nuova darsena interna, che dà sostegno reciproco ai nuovi cantieri navali ed al comparto industriale. Da qui parte una passeggiata lungo la quale si incontrano ulteriori nuove architetture: il residence, il bar circolare, il ponte che collega Cattolica a Gabicce Mare. Qui c’è la possibilità di deviare il percorso che altrimenti proseguirebbe verso
la Piazza del Porto per sfociare, accompagnato dal Torrente, nella nuova darsena a mare in via di conclusione. Un salto verso l’Adriatico come una rincorsa che si prolunga oltre il porto attraverso le imbarcazioni in entrata ed uscita.
Percorrendo così il fiume in direzione foce, le immagini tra passato e presente si sovrappongono in un continuum mnemonico, emblema di una progettazione che basa la sua forza sul ricordo, guardando però ad un futuro che ora, ad un anno dall’inaugurazione della darsena interna, si prospetta ancora più chiaro. La passeggiata risulta un palcoscenico in cui si presentano le vecchie funzioni ampliate e le nuove che daranno alla città maggiore prestigio.
I lavori hanno avuto il loro baricentro in quell’area da sempre occupata dalla storica fabbrica di conserve Arrigoni e dal piazzale lavorazioni a servizio dei capannoni industriali, quindi dai cantieri navali. Quest’attività è stata la naturale conseguenza di uno sviluppo economico legato inizialmente alla pesca e al turismo. L’industria a cui era legata viveva unicamente con attrezzature e spazi limitati, idonei alla sola costruzione e manutenzione della flottiglia dei pescherecci e delle imbarcazioni da diporto allocate lungo il Tavollo.
L’intervento elimina i volumi dell’ex fabbrica Arrigoni dismessa da tempo, di cui il vano scala simboleggiava il ricordo di un protagonismo nell’economia locale. Memoria che è stata richiamata, nel progetto dell’Ing.
Alberto Cella , dalle architetture costruite successivamente. Nel piazzale liberato si sovrappone un nuovo Comparto industriale di tipologia “a schiera” assicurando quella continuità e funzionalità di insediamento che la marineria ha sempre per tradizione e per necessità difeso strenuamente.
L’edificio presenta un doppio affaccio. Un prospetto lineare, suddiviso in campate regolari, rappresentato da uno stile che vuole anticipare, attraverso l’utilizzo del mattone crudo in facciata, quello dei negozi che troveremo nella passeggiata turistica. Il cotto, “terre di Romagna”, si alterna regolarmente al rame in copertura e compone un movimento di chiusura contro il cemento. Una pelle che avvolge l’edificio e si ritrova come un sussurro nell’altro prospetto che si inarca all’indietro, pronto ad abbracciare l’intero lavoro del piazzale.
Il complesso immobiliare ricolloca tutti i cantieri esistenti, ne aumenta le potenzialità, ne allarga le funzioni, giungendo a permettere il varo di yachts fino a 32 metri. Il prestigio che ne è conseguito, è il frutto di una rivalutazione non solo dell’area ma della città intera che verrà potenziata economicamente e che potrà sfoggiare le già rinomate imbarcazioni del romagnolo Norberto Ferretti.
Un parcheggio privato interrato sotto i laboratori (200 posti) e 80 posti auto sulla copertura delle “officine”, risolvono il consueto problema della fruibilità del sito. L’autorimessa è collegata al secondo livello della passeggiata attraverso un volume, comprendente vano scala e ascensori, che ricorda la vecchia fabbrica Arrigoni. E’ la memoria architettonica, che utilizza le arcate del prospetto per aprire quel cassetto dei ricordi e riportare l’osservatore agli anni trenta; un semplice elemento d’architettura, l’arco slanciato, che verrà riproposto in tutta la darsena interna fino alla fine della passeggiata lungo il Tavollo.
Gli scavi che hanno eliminato il vecchio piazzale (aumentando la capienza della darsena interna sino a 75 natanti in acqua circa), hanno portato alla luce ulteriori elementi da conservare. Sono stati infatti rinvenuti reperti risalenti ad epoca Romana (II secolo a.C.), ora in attesa d’essere catalogati. Il concetto di memoria ritorna. La scoperta si collega inesorabilmente al ricordo, storico, antico, e si manifesta nel presente con la realizzazione di un mosaico nel luogo esatto del ritrovamento. Il disegno oltre a voler celebrare il passato, rappresenta l’allegoria della stessa darsena interna in cui si trova. Dalla pianta di progetto si è potuto delineare il viso di una donna ( il vano scala che collega la darsena al residence sovrastante ) che “culla” tra le sue braccia ( le due banchine ) un’anfora ed una barca a vela. Una donna, la “Regina” quale è Cattolica, contiene i due emblemi del progetto: le stupende imbarcazioni e il ricordo di una storia antica. Passato e presente-futuro uniti in un mosaico (disegno di Silvia Canneva, opera di Milena Gasparini), che dona alla banchina ulteriore prestigio, già accentuato dalla realizzazione di nuove aree commerciali e servizi in genere.
Infatti sul fronte della banchina 15 negozi si inseriscono in altrettante arcate regolari (simbolo della già citata memoria architettonica), tamponate con vetrate, caratterizzate da un fusto in mattoni e un arco ribassato. Seguono l’andamento curvilineo della banchina e si affacciano sull’acqua con continuità e linearità, formando una specie di platea per spettatori in attesa di qualcosa. Silenziosi, danno omogeneità a tutta la passeggiata che accompagna il visitatore fino alla darsena a mare e costituiscono la base per altri avvenimenti di maggiore impatto che si alternano nel progetto.
La copertura continua e piana costituisce la passeggiata superiore creando un doppio livello, caratterizzante il lungo fiume fino alla piazza del porto. Due percorsi, uno inferiore a “quota banchina” ed uno superiore a “quota città” in continuo collegamento attraverso scale, ascensori, rampe (tra questi il sottopassaggio che porta al nuovo residence dell’Arch. Paolo Portoghesi). Una passeggiata panoramica che è più pubblica, ed una a livello zero che è più intima e privata, avvolta dalle braccia della banchina; il tutto emblema del rapporto-scambio che rappresenta l’intero progetto: quello tra pubblico e privato che ha segnato l’intervento sin dall‘inizio all’interno dell’amministrazione e della progettazione. Qui lo spazio pubblico rinasce consegnandosi ai suoi abitanti e si confronta con quello privato-produttivo del comparto industriale.
Lungo la passeggiata elementi di design parlano tra loro. Le cornici decorate con giochi di mattoni riprendono i laboratori del comparto industriale; i lampioni che si intervallano tra le arcate dei negozi si ritrovano nell’ illuminazione del livello superiore; le panchine avvolte dal verde, quasi a distrarre la vista dal traffico che dietro scorre costante, si incurvano verso il corrimano che prosegue lungo tutto il percorso…linea curva che si ritroverà nello stesso nuovo ponte levatoio pochi metri più avanti, e nella figura, forse inaspettata, del nuovo bar circolare… Gli stessi colori caldi, dal sabbia al giallo, che si accostano perfettamente al rosso mattone, e alle piastrelle della pavimentazione, rappresentano una costante di progetto.
Di notte il fascino aumenta. Le luci si riflettono sull’acqua e sulla pavimentazione, provocando un gioco di immagini incredibilmente suggestivo.
Lungo il percorso della banchina si incontra una figura che spicca tra la linearità ed omogeneità del porticato. E’ il nuovo bar della darsena interna, “Porto Santo Café”, situato in uno dei punti più importanti del progetto. Qui le due passeggiate si incontrano nuovamente per creare uno snodo urbanistico che orienta il visitatore verso più direzioni possibili. Il bar rappresenta quindi il segno di riferimento nella mappa visiva di chi si avvicina alla darsena. Da questo punto si può decidere se proseguire a quota “zero”, se salire al primo livello, con una morbida scala in legno, se attraversare il ponte che collega Cattolica a Gabicce Mare, o se fermarsi all’interno del bar godendosi il panorama intero che si riesce ad abbracciare dalla terrazza. La struttura spicca rispetto alla continuità delle arcate che fanno da sfondo ad un’opera che deve risaltare, per diventare protagonista e accogliere la sua peculiarità di “punto di riferimento”. La sua importanza è testimoniata anche dall’essere stata citata dalla rivista “Traveller” ( Febbraio 2007 ). Il nuovo bar, assieme ad altri locali, ha permesso di inserire Cattolica nella lista delle “sette mete per seguire l’onda del divertimento”, insieme a Cartagena , Sidney e Stoccolma…
L’edificio riprende più elementi architettonici riconducibili a tutto l’intervento, mantenendo l’omogeneità progettuale. Il rame, che l’avvolge come un guscio, ricorda la copertura dei laboratori; il basamento, con gli archi “disegnati”, riprende l’intera passeggiata ed in particolar modo il vano scala dei parcheggi; il corrimano della terrazza parla anch’esso con le panchine e prosegue lungo la rampa circolare, ulteriore segno di forza, che riprende le linee curve accennate precedentemente.
Come in un’orchestra dove ognuno ha un proprio ruolo, diverso, separato, la conclusione porta ad un’opera sinfonica in totale sintonia e si conclude con un assolo che ritrova nel nuovo ponte levatoio totale forza. Qui si giunge all’obiettivo iniziale, quel punto focale che deve caratterizzare un “luogo di frontiera”, e trova nell’unione la soluzione perfetta. Collegamento tra due luoghi, separati dal fiume Tavollo, confine geografico naturale, il ponte è infrastruttura della darsena interna, in quanto ne assicura la fruibilità alla Regione Marche. Architettura ed Ingegneria qui si sposano in un’opera che è attraversamento e passaggio sia per i pedoni che per le imbarcazioni entranti nella darsena, spinte dai pistoni oleodinamici che ne consentono il sollevamento rapido. Il panorama, già ammirabile dalla terrazza del bar, ora può essere “attraversato”. Un “fluido di sensazioni” che dal mare Adriatico conduce verso il Monte di Gabicce, accompagnato da uno skyline di oggetti, movimenti e linee: gli stralli che ricordano la marina; le curve dei due pennoni, una parabola che si inarca all’indietro quasi a seguire il movimento del levatoio quando si alza; il corrimano che dà alla passeggiata la possibilità di proseguire con continuità; l’illuminazione curata e raffinata che aumenta la suggestione percepibile già dal fronte negozi; ed infine una cromatura che volutamente si stacca, segue i colori caldi della passeggiata, e marca la singolarità e l’importanza dell’oggetto.
Verso la piazza del mare, le arcate proseguono con linearità e costanza fino a diventare piccoli depositi per la pesca; le sedute, i lampioni e i corrimano scandiscono il progetto del livello superiore accompagnandolo dolcemente verso l’unione con la passeggiata a livello banchina. Qui lo sguardo si allarga e si apre verso un mare che infinito non è. La piazza del porto dell’arch. Daniele Fabbri prepara la vista ad una nuova darsena a mare in via di costruzione, dove l’Ing. Cella proseguirà la sua progettazione legata al ricordo e all’innovazione.
Alessandra Giacardi
