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Indice
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I “quadri fotografici”
di Antonio Barbieri di Maria Lucia De Nicolò I miei interessi di studio più che a soffermarmi sulla fotografia contemporanea mi hanno portano a cercare le immagini antiche, capaci di restituirmi scorci, paesaggi, volti di una città da seguire nella sua evoluzione storica e nelle sue trasformazioni. E’ veramente sorprendente nella produzione di cartoline per saluti la quantità e la diversità dei soggetti che dai primi decenni del Novecento vengono fissati dall’obiettivo dei fotografi professionisti per la promozione del luogo. Le istantanee, in qualche modo artistiche, del centro storico, del porto e della marina, d’estate e d’inverno, dei primordi della fotografia di paesaggio, dagli anni sessanta in poi hanno poi ceduto il passo alle cartoline di promozione turistica tout-court, senz’altro efficaci a dar l’idea della località, ma in un certo qual senso, nonostante l’esplosione del colore in virtù dei progressi tecnologici, “fredde”. Sugli squarci di strade animate da scene di mercato, viali, giardini, feste e giochi in riva al mare, hanno avuto il sopravvento le vedute panoramiche, con la teoria degli alberghi e la spiaggia tappezzata di ombrelloni e le rive invase dai bagnanti: immagini del consumo turistico, senza concessioni a messaggi d’effetto e di particolare suggestione. Le mostre fotografiche di Antonio Barbieri (e il calendario 2006), sullo stesso tema conduttore “Amando Cattolica”, forniscono una messe di sollecitazioni visive per la produzione di cartoline alternative che riflettono la ricerca di qualcosa che, anche grazie a sapienti ritocchi praticati sull’immagine, dovuti ad una piena padronanza della strumentazione tecnica, richiamano sensazioni nuove e al contempo antiche che l’autore riesce a trasmettere con grande efficacia. Attraverso l’obiettivo e la sensibilità di un fotografo innamorato della città, che si immerge e si misura con essa, si riacciuffano aspetti, luoghi, scorci che possono essere proposti in alternativa a quelli canonici del panorama, del porto, delle vie. Un modo diverso di fermare la bellezza del luogo, fuori dagli stereotipi. Il soggetto di volta in volta privilegiato è il risultato di una selezione. Sono innumerevoli i “quadri” fissati dagli scatti fotografici di Barbieri che mi balenano nella memoria ed ognuno di essi dà spazio a riflessioni. A volte è la natura a dominare (il mare spumeggiante che si infrange sulla battigia nella cornice di un cielo plumbeo con l’unica nota di rottura data da una punta di rosso sulla pedana di un moscone abbandonato sulla sabbia; un granchio frettoloso nel riverbero del pelo d’acque basse della battigia; la suggestiva forza delle rive; l’atmosfera magica della spiaggia deserta al tramonto; gabbiani che paiono posti a guardia della darsena); altre volte sono invece i monumenti della città a riempire il quadro (il Mercato coperto, il Palazzo comunale, la Fontana delle Sirene o quella del Barchetto al porto) o ancora alcuni aspetti dell’arredo urbano o della spiaggia (emblematica e certo non casuale la scelta dello stabilimento balneare di Adele Prioli, che richiamando gli effetti dei capanni in legno dai colori pastello della spiaggia d’inizio Novecento, si prefigura come testimone della “stagione dei bagni” di un’epoca lontana). Cartoline nuove nella composizione, nella scelta dell’inquadratura, nella qualità tecnica della ripresa, che ci raccontano la città così come è sentita da Barbieri, con un eco del passato che fa rivivere atmosfere antiche. La forza della sua cartolina è proprio questa: quanto più lo stereotipo è stratificato, dunque in qualche misura usurato, tanto più forte è la carica di quella cartolina. Non scelte “cartolinesche”, ma l’osservazione spontanea di angoli, anfratti, dettagli e una presa di contatto con la realtà attraverso visioni di sogno che rimangono dentro. Barbieri insomma cerca una sua Cattolica senza essere vincolato dalla serie dei topoi, evita l’evidente dando ad ogni immagine una finezza cromatica che è la forza di queste foto, protese a rivisitare con la luce di una poetica invenzione quel che è noto e quel che è consumato: il fascino della spiaggia, la malia dei cieli, la vivida freschezza delle acque, la luce e il colore della città, le sue suggestioni. Maria Lucia De Nicolò docente di Storia del Mediterraneo dell’età moderna presso l’Università degli studi di Bologna (Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, sede di Ravenna) Fonte libro fotografico“Amando Cattolica” La Regina si Racconta pubblicazione maggio 2006, II°edizione novembre 2006. |
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